Scuole, nessun consiglio aperto alla cittadinanza.

In ossequio alle disposizioni comunali insieme con altri 11 consiglieri di minoranza abbiamo protocollato una richiesta per un consiglio comunale aperto (ovvero un’assise aperta agli interventi di cittadini, comitati e parti in causa) che per volontà della maggioranza non avrà luogo. Dunque la cittadinanza non avrà modo di partecipare alla vita politica della città su un tema molto sentito da tutti: la sicurezza scolastica. Qualche giorno fa all’indomani della richiesta sottoscritta dalle opposizioni il Sindaco ha comunicato la nuova ridistribuzione scolastica dei due istituti comprensivi cittadini (Giovanni XXIII e San Giovanni Bosco) che avrà luogo a Settembre con la disponibilità del sospirato polo scolastico di Via Umbria, oggetto di numerose criticità e ritardi amministrativi di cui gli amministratori attuali e precedenti sono ineluttabilmente colpevoli nonostante campagne elettorali piene di promesse da marinaio.

Ma veniamo ai fatti. Le attuali forze di maggioranza isernine hanno ignorato la richiesta di consiglio comunale “aperto” adducendo motivazioni squisitamente politiche e sostenendo che a ridosso delle elezioni il consiglio aperto sarebbe stata una passerella per i candidati. E’ questo il vero dramma della “politichetta”: evitare il defilé per non permettere ai politicanti di pavoneggiarsi in barba alla sicurezza dei nostri figli e del personale, togliendo la parola a tutti i cittadini che avrebbero voluto intervenire su un tema molto sentito. Oltremodo non si da la parola alle due dirigenti che hanno condiviso la nuova ridistribuzione della popolazione scolastica. Ancora una volta si consuma uno strappo alla democrazia che spero contribuisca a far aprire gli occhi a quella parte di popolazione che ancora nutre sentimenti verso una politica che ormai è sempre più autoreferenziale e lontana dalle esigenze reali della popolazione.

Con profonda tristezza assistiamo inermi alla trasformazione che la scuola ha subito negli ultimi anni facendola somigliare sempre più ad un’azienda e con l’obiettivo unico di incrementare il numero di iscrizioni per accrescere il prestigio di pochi senza mai porre l’accento al focus: l’insegnamento. La buona scuola ha portato in piazza migliaia di insegnanti giustamente preoccupati del loro futuro mentre a morire sempre più è la didattica e non per esclusivo demerito del corpo docente. Un progetto scellerato che pone un manager a capo dell’azienda-scuola. Più volte il Movimento 5 stelle si è opposto in Parlamento a questo disegno ardito e fallace così come oggi ci opponiamo alla carenza di democrazia consumata in una piccola cittadina di una piccola regione.

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